Dal "posto fisso" in corsia all'exit: la scommessa vinta di Alessandro Monterosso

Written on 25 gennaio 2026
Redazione


Dal “posto fisso” in corsia a un’exit milionaria: la traiettoria di Alessandro Monterosso racconta cosa succede quando un infermiere smette di chiedere permesso alla paura. Dalla ricerca clinica in oncologia pediatrica alla vendita di PatchAi nel 2021, fino a una nuova scommessa: le “ambulanze digitali”.

Il bivio: master o posto fisso

C’è stato un momento preciso in cui la carriera di Alessandro Monterosso ha rischiato di non decollare mai. Aveva in mano una borsa di studio per un master alla SDA Bocconi e un contratto a tempo indeterminato come infermiere in ospedale. Ho chiamato i miei dicendo che, per fare il master, dovevo licenziarmi, racconta.

Ma tu sei scemo? Ti vuoi licenziare dal posto fisso dopo che hai vinto un bando?

Quella sera, sotto la pressione sociale e i consigli “prudenti”, Monterosso cestinò la borsa di studio. Poi arrivò l’effetto collaterale che conoscono in tanti: notti insonni, domande che non mollano, e infine la decisione opposta. Dimissioni e salto nel vuoto.

Oggi quella scommessa appare vinta. Ospite del podcast Skeptical Health condotto da Guido Magrin e Cristian Valeri, Monterosso ha ripercorso le tappe che lo hanno portato da una corsia di oncologia pediatrica alla vendita della sua startup, PatchAi, a un colosso americano nel 2021.

La genesi: un’idea nata tra i pazienti

Il percorso di Monterosso è atipico fin dall’inizio. Infermiere pediatrico, con un passato da violinista, si trasferisce dalla Calabria a Padova inseguendo l’idea (non romantica, concreta) di migliorare la professione e i processi. È lavorando nella ricerca clinica in oncologia pediatrica che nota una falla enorme nel sistema.

La maggior parte dei dati che raccoglievo non erano quelli delle visite, ma quelli informali via WhatsApp.

Un patrimonio di informazioni “di vita reale” che rischiava di restare fuori dai trial e, quindi, fuori dalle decisioni. Da qui l’intuizione: costruire un “infermiere virtuale” capace di intercettare e organizzare quel flusso.

Nel 2016, in un’epoca che lui definisce preistoria tecnologica rispetto all’AI di oggi, nasce l’idea di PatchAi. Il nome fondeva tre elementi: chatbot per i pazienti, “patch” come cerotto tecnologico e un richiamo all’empatia di Patch Adams. L’obiettivo era chiaro: aumentare l’aderenza ai protocolli nei trial clinici con un sistema che imparava dal paziente.

Il rischio e la svolta

La strada non è stata lineare. Per frequentare il master full-time a Milano, Monterosso si ritrova senza stipendio e costretto a chiedere prestiti, senza cuscinetti economici su cui contare. Il punto di svolta arriva con la vittoria del bando BioUpper (Fondazione Cariplo e Novartis), che porta 100.000 euro e, soprattutto, credibilità: quella che serve per farsi ascoltare dai primi investitori.

Poi arriva la pandemia. E ciò che sembrava un vantaggio “in più” diventa improvvisamente necessario. Con l’impossibilità per molti pazienti di recarsi in ospedale, i trial clinici remoti diventano una priorità per le aziende farmaceutiche.

Il “nice to have” del nostro software è diventato quasi un “must have”.

La domanda cresce a tal punto che l’azienda decide persino di aumentare i prezzi: e scopre che, sul mercato internazionale, i clienti accettano senza esitazioni pur di avere il servizio.

L’exit e la vita da investitore

Nel novembre 2021, mentre prepara un round “Serie A” da 15 milioni, arriva un’offerta inattesa: una società americana propone l’acquisizione del 100% delle quote. Monterosso vende, cavalcando quella che lui stesso definisce una bolla sui multipli delle valutazioni sanitarie di quel periodo.

Dopo l’exit non rallenta: diventa business angel, investendo in startup come Uno Bravo e Skillvue, con una regola pratica (e spietata quanto utile): diffidare dei team composti solo da tecnici che non sanno vendere, o solo da commerciali senza sostanza tecnica.

Ripartire da zero: il caso “Niino”

Ma l’istinto da startupper, alla fine, vince sulla vita da investitore. Dopo un problema di salute personale — un’ernia al disco che lo costringe a vivere in prima persona le difficoltà del trasporto sanitario secondario — Monterosso lancia un nuovo progetto: Niino.

L’idea è ambiziosa e, per certi versi, ovvia (quando qualcuno la dice ad alta voce): creare una sorta di “Uber/Flixbus” per ambulanze e trasporti non urgenti, digitalizzando un mercato enorme che, in molti casi, è ancora gestito con carta, telefonate e passaggi informali.

La lezione: muoversi quando il mondo accelera

Se non avessi venduto PatchAi, dove sarei oggi? si chiede Monterosso, ragionando sulla velocità con cui l’intelligenza artificiale rende obsolete soluzioni che fino a ieri sembravano “il futuro”. La risposta, per lui, sta nel movimento: lasciare la routine di un’azienda ormai strutturata e tornare a costruire da zero, dove c’è un problema reale — e misurabile — da risolvere.

Tradotto: non è una favola motivazionale. È una scelta imprenditoriale. E, nel suo caso, anche una scelta di identità.