Il mondo è molto più grande di un campo da tennis e ci sono cose molto più importanti da fare che stare a contare i punti ATP e i premi milionari dei giocatori. Persino i genitori di Jannik Sinner, come ha spiegato il tennista alla vigilia dell'incontro, erano troppo occupati a lavorare per assistere ieri alle ATP Finals di Torino contro il numero uno del mondo, Carlos Alcaraz. È stata una partita intensa, stellare. Stavolta l'ultima sfida tra i due campioni più talentuosi del mondo è stata vinta nettamente in due set dall'altoatesino. Ancora una volta, mentre ammiro questi due fenomeni, mi chiedo se il tennis sia solo uno sport o, rispetto ad altre discipline sportive, rappresenti qualcosa di più.
Il tennis come metafora dell’esistenza
Certamente il tennis piace forse perché, come descrisse Andre Agassi, gli elementi basilari di questo gioco sono quelli dell'esistenza quotidiana. “Ogni match è una vita in miniatura. Non è un caso che il tennis usi il linguaggio della vita: vantaggio, servizio, errore, break, love per indicare lo zero.
Perfino la struttura del tennis, il modo in cui i pezzi entrano l'uno nell'altro come in una matrioska, rispecchia la struttura delle nostre giornate”, spiega il campione statunitense, oggi allenatore, considerato uno dei più forti tennisti di tutti i tempi. “I punti diventano game che diventano set che diventano tornei ed è tutto collegato così strettamente che ogni punto può segnare una svolta”, continua. “Mi ricorda il modo in cui i secondi diventano minuti che diventano ore e ogni ora può essere la più bella della nostra vita. O la più buia. Dipende da noi”.
Solitudine, strategia e resilienza
Il tennis diventa una metafora della vita. Si vince, si perde, si combatte sino in fondo. “È uno sport solitario. Non c'è posto dove andare quando le cose si mettono male. Niente panchina, niente bordo campo, nessun angolo neutrale. Ci sei solo tu, nudo”. Come la vita, il tennis è un gioco complicato, imprevedibile, straordinario.
“È uno sport violento, come una boxe senza contatto. Ci si trova uno contro l'altro, sconfiggere o essere sconfitto. Solo che nel tennis le batoste sono più sotto pelle”. Come certi lividi invisibili lasciati dalla vita.
Da casa e sugli spalti si sente l'emozione, la tensione, la fatica. Si resta affascinati dalla bellezza e dalla forza dei movimenti del gioco, duro ed elegante. “Non è solo correre e colpire, è strategia e testa”, ha spiegato un altro campione del passato, Boris Becker. È come la resilienza nella vita. Sapere come si gioca, così come si vive, non vuol dire solo colpire bene la palla ma sapere come smorzarla o colpirla forte, farla diventare piatta, alta, lunga e in che punto indirizzarla nel campo. Per giocare e vivere bene ci vuole stile, arguzia, passione. Non avere paura. Andare su ogni palla. Provarci.
Le origini medievali del tennis
A tennis si giocava già nel medioevo. In Francia, intorno al XII secolo, il jeu de paume (gioco di palma) si giocava inizialmente a mani nude, colpendo la palla con il palmo della mano. Il nome deriverebbe dal grido “tenez” (prendete!) che i giocatori gridavano al momento del servizio per avvisare l'avversario.
Il gioco, noto come pallacorda, era inizialmente molto popolare tra i monaci e la nobiltà europea ma si diffuse presto anche in Inghilterra tra l'aristocrazia che prese a colpire la palla dapprima con la mano guantata e poi con racchette rudimentali.
La nascita del tennis moderno
Il tennis moderno, detto lawn-tennis, nacque ufficialmente in Inghilterra nel 1874 grazie al brevetto del maggiore gallese Walter Clopton Wingfield, che ne definì le regole di gioco su un campo di prato, inizialmente a forma di clessidra, l'altezza della rete e il sistema di punteggio che usiamo ancora oggi. Lo chiamò con un nome greco, Sphairistikè, che significa “gioco della palla”.
Sebbene la paternità del tennis sia certa, tanto che il nome dell'inventore è stato introdotto nella International Tennis Hall of Fame nel 1997, sembra che la prima partita di tennis su erba sia stata giocata nel 1859, a Birmingham, nel giardino di casa di un mercante spagnolo che posizionò la rete in alto giocando con un militare inglese.
L’evoluzione del punteggio e il significato di “love”
Il punteggio codificato da Wingfield deriva dall'abitudine della prima versione del gioco francese di segnare i punti usando l'orologio: ad ogni punto guadagnato si spostavano le lancette ogni quarto d'ora (15, 30, 45). Wingfield preferì decretare il terzo punto come 40 e non 45 per avere più margine di gioco in caso di parità.
Il punteggio zero, che i francesi pronunciavano “oeuf” per la somiglianza del numero all'uovo, nei paesi anglofoni divenne “love” per assonanza fonetica e semplicità di pronuncia.
Fu soltanto nel 1972 che si regolamentarono le caratteristiche della tipica pallina: per essere più visibile agli spettatori televisivi, si stabilì che avesse un colore speciale, un giallo ad alta visibilità detto “hi-vis yellow”, e fosse ricoperta di feltro per evitare un rimbalzo incontrollato.
La diffusione globale e il tennis in Italia
L'invenzione del gioco ebbe un enorme successo, al punto da essere venduto persino in scatole complete di attrezzatura: veri e propri kit che contribuirono ad accelerarne la diffusione popolare. Il gioco piaceva e in pochi anni si diffuse in tutto il mondo.
In Italia il primo campo da gioco fu costruito nel 1878 a Bordighera, in Liguria, dove nacque il primo club tennistico italiano e si svolse, pare, il primo torneo (1895).
La Federazione Italiana Tennis, oggi FITP, fu costituita nel 1910 con lo scopo di regolamentare, sviluppare e promuovere questo sport. Le competizioni internazionali nacquero rapidamente: Wimbledon (1877), US Open (1881), Roland Garros (1891), Australian Championships (1905). A queste si aggiunsero la Coppa Davis (1898) e la Fed Cup (1963).
Le superfici di gioco e i record
Oggi il tennis non si gioca solo sull'erba ma su altre tre superfici: terra battuta, cemento, sintetico. La terra è lenta, ha un rimbalzo alto e favorisce il gioco dal fondo. L'erba è veloce, con rimbalzo basso. Il cemento è intermedio ma stressante per le articolazioni.
Tra i record più noti: la partita più lunga della storia, giocata a Wimbledon nel 2010, è durata 11 ore e 5 minuti; la velocità massima della pallina è stata registrata nel 2012 a 263 km/h; la partita più breve durò 28 minuti e 20 secondi (Miami, 2014).
La partita che ha segnato la storia
Si ritiene che la partita più bella di tutti i tempi sia quella del 20 luglio 1937, durante la finale della Coppa Davis nel campo inglese dove il tennis ebbe inizio. La sfida tra il barone von Cramm (Germania) e Donald Budge (Stati Uniti) segnò la storia di questo sport. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, forse non fu solo un semplice incontro di tennis.
Una lezione di vita da ogni stretta di mano
Sarebbe bello che anche nella vita ogni incontro e relazione si potesse chiudere in modo rispettoso, come fanno tutti i tennisti con quella stretta di mano a fine match, che significa: “Bella partita, ho apprezzato che mi abbia fatto giocare bene. Grazie a te ho potuto esprimermi al meglio”.

