Una “terra verde” solo nel nome
Greenland, questa “terra verde” – come la chiamò il condottiero ed esploratore vichingo Erik il Rosso (940–1002), che vi giunse dopo essere salpato dall’Islanda dalla quale era stato esiliato per omicidio, con la speranza di attirare nuovi coloni per creare altri insediamenti europei – è fertile nel sottosuolo.
Il suo nome è ingannevole, perché non ci sono, e forse non ci sono mai stati, pascoli verdeggianti ed estese foreste. Tuttavia, si è scoperto che non è ricoperta soltanto di ghiaccio.
Un sottosuolo ricco e strategico
La Groenlandia risulta infatti immensamente ricca di riserve petrolifere e gas naturale, di preziose risorse minerarie (diamanti, rubini, oro, uranio, piombo, ferro, carbone, platino) e di terre rare, materie essenziali per l’elettronica, le tecnologie verdi e la difesa, grazie alle loro proprietà magnetiche e conduttive uniche.
Le mire degli Stati Uniti e la nuova corsa all’Artico
Ed è per questa ragione che questo territorio isolato è oggi strategicamente conteso, preda soprattutto delle mire egemoniche degli Stati Uniti d’America, che sull’isola hanno già basi militari. È dal 1868 che gli USA cercano di acquistare la Groenlandia e ci hanno riprovato formalmente nel 1946, quando il presidente Truman offrì cento milioni di dollari.
Il presidente Trump, dopo aver proposto l’acquisto nel 2019, insiste oggi nel volerla a tutti i costi per motivi di sicurezza nazionale, contro la minaccia russa e cinese, e per lo sfruttamento delle sue immense risorse naturali.
Lo scioglimento dei ghiacci, causato dal cambiamento climatico, ha favorito l’apertura di nuove rotte marittime, trasformando quest’area in un crocevia militare e commerciale destinato a modificare gli equilibri strategici mondiali.
Sovranità, identità e rifiuto della vendita
Pur essendo il più vasto territorio non autonomo dell’America settentrionale e il più grande territorio dipendente del mondo, con una superficie di 2,2 milioni di chilometri quadrati, la Groenlandia è la nazione meno densamente popolata al mondo, con circa 0,03 abitanti per chilometro quadrato.
Di fronte al colosso americano, la Groenlandia appare piccola e vulnerabile per la sua popolazione esigua, ma è innegabilmente un territorio sovrano, seppur ancora dipendente dalla Danimarca. Gli esperti di diritto internazionale ribadiscono che “un Paese è un’entità economica e uno spazio naturale e culturale dal valore inestimabile”.
I groenlandesi, di fronte alla prospettiva di ricevere pagamenti dagli Stati Uniti pur di lasciare la Danimarca, ribadiscono che l’isola non è in vendita. “La Groenlandia appartiene al suo popolo”, ammonisce Bruxelles.
Il legame storico e politico con la Danimarca
Sebbene geograficamente appartenga al continente nordamericano – dista dal Canada soltanto 25 chilometri – politicamente la Groenlandia è da sempre europea. Appartiene al Regno di Danimarca dal 1814, dopo essere stata per secoli una colonia della Corona di Norvegia.
Dal 1979 è iniziato un processo di indipendenza e dal 2008 all’isola è stata riconosciuta una maggiore autonomia con la concessione dell’autogoverno.
Indipendenza, Europa e opinione pubblica
Un sondaggio condotto nel gennaio 2025 rivela che l’84% dei groenlandesi vorrebbe l’indipendenza dalla Danimarca, ma il 54% di questi sarebbe favorevole solo se non peggiorassero le condizioni di vita. Solo il 6% vorrebbe l’annessione agli Stati Uniti, mentre il 60% guarda con favore a un possibile ingresso nell’Unione Europea.
La Groenlandia di oggi: vita, tradizioni e silenzi
In attesa dei grandi eventi geopolitici, la Groenlandia resta l’isola remota e pacifica che è sempre stata. Gli Inuit continuano ad abitare le loro pittoresche case di legno colorate, spostandosi tra i villaggi con barche, elicotteri, motoslitte o slitte trainate dai cani.
Non esistono ferrovie e le strade sono concentrate nelle tre città principali. In tutta la Groenlandia circolano appena 2.500 automobili. “Qui non ci sono navi russe o cinesi”, avvertono i groenlandesi, osservando il mare che li separa dal resto del mondo.

