Noi siamo il mondo. Così cantavamo nel 1985 quando il 28 gennaio fu registrata We are the World, una canzone potente scritta a quattro mani da Michael Jackson e Lionel Richie e interpretata da 45 celebrità musicali, per la maggior parte statunitensi, tra cui Tina Turner, Stevie Wonder, Bob Dylan, Diana Ross e Bruce Springsteen. Per l'intensità del testo e la bellezza delle voci, il brano ebbe uno straordinario successo planetario, vendendo 20 milioni di copie e restando a lungo in vetta alle classifiche radiofoniche. La canzone emozionava e ha avuto la capacità di unire non solo i cantanti più talentuosi ma le persone di tutto il mondo, diventando un pilastro intramontabile della musica pop.
Un inno all’unione globale
Sebbene sia stata composta a scopo benefico per il progetto USA for Africa, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla povertà del continente africano e di raccogliere fondi per combatterla, We are the World rappresenta ancora oggi, a distanza di 40 anni, il simbolo di un'unione globale che può fare la differenza nell'affrontare i problemi del mondo o, perlomeno, nel generare una reazione solidale comune.
In quell'occasione furono raccolti oltre 100 milioni di dollari, interamente devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta all'epoca da una devastante carestia. "Noi siamo i bambini", era la seconda parte del ritornello. Sarebbe bello pensare che una canzone simile, composta nel 2026, potesse avere la stessa forza di seminare buoni sentimenti per migliorare questo mondo alla deriva e allo sbando.
Un messaggio ancora attuale
Il messaggio centrale di We are the World è quanto mai attuale. Resta infatti, come negli anni Ottanta, quello di una fratellanza in nome della quale diventa un imperativo morale aiutarsi reciprocamente, perché tutte le persone fanno parte di un'unica famiglia umana globale.
Oggi che siamo tutti interconnessi non possiamo davvero più ignorare che le sofferenze di una parte del mondo sono responsabilità di tutti. La canzone, che ispirava all'impegno sociale e invitava a un'azione immediata nel donare e nel donarsi per migliorare il mondo, potrebbe essere ancora il manifesto dei nostri giorni turbolenti e incerti.
"Arriva un momento in cui sentiamo una certa chiamata quando il mondo deve stare unito come uno. Ci sono persone che muoiono ed è ora di tendere una mano alla vita, il più grande dono di tutti", cantava Stevie Wonder aprendo il brano. "Non possiamo continuare a pretendere, giorno per giorno, che qualcuno, in qualche posto, farà un cambiamento", proseguivano gli altri artisti, sollecitando ciascuno a fare la propria parte.
La crisi della solidarietà internazionale
Ora che i tempi di USA for Africa sembrano finiti, e che gli Stati Uniti appaiono sempre più ripiegati su se stessi secondo la logica del Make America Great Again, sembra che non ci sia più posto nel mondo per la solidarietà tra i popoli.
L'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alle organizzazioni governative che cooperano nei Paesi a basso e medio reddito, agli istituti che promuovono la ricerca scientifica e agli organismi che garantiscono la sanità globale, perseguendo il bene comune della comunità internazionale.
Che mondo vogliamo essere
È proprio in questo scenario sconfortante e preoccupante che diventa urgente riflettere e interrogarsi.
Quale mondo vogliamo essere? Un mondo distopico, surreale e anacronistico, dove non c'è posto per altro se non per l'ego e la violenza?
Siamo un mondo che normalizza l'orrore, che rende banale il male? Un mondo così codardo da non raddrizzare la schiena di fronte alla prepotenza, all'arroganza, all'ignoranza e all'ingiustizia? Un mondo che tace e abbassa la testa sotto la legge del più forte? Un mondo che accetta di nuovo l'idea che esistano uomini migliori di altri?
We are the World non è una canzonetta da hit parade, ma un inno mondiale alla fratellanza, alla collaborazione e all'umanità. Quel mondo cantato possiamo esserlo ancora. Possiamo scegliere di credere nel valore e nella dignità di ogni persona, in un mondo libero, solidale, umano e umanitario.
Un mondo che non alza muri ma abbatte barriere, che offre opportunità, garanzie, rispetto e fiducia. Un mondo in cui ognuno possa trovare il proprio posto, sentirsi al sicuro e vivere in pace. È un mondo così che vale la pena salvare.
Un mondo che ancora resiste, non del tutto perduto, perché ci sono persone che fanno la propria parte per proteggerlo e ravvivarlo. Occorre però svegliarsi collettivamente dal torpore e scuotersi dall'intontimento in cui si è caduti, per non rischiare di tornare a pagine buie della storia.
La notte che ha cambiato il pop
La notte in cui fu incisa questa famosa canzone è ricordata come "la notte che ha cambiato il pop". Si pensava allora che una canzone potesse davvero mutare il mondo e le persone che lo abitavano.
"Lascia fuori il tuo ego" era il cartello affisso fuori dagli studi di registrazione quella notte del 28 gennaio 1985. Quel monito, rivolto alle popstar più grandi del pianeta, invitava a mettere da parte competizione e rivalità per realizzare qualcosa di più grande.
Oggi quel messaggio può essere rivolto a ciascuno di noi: ricordare quale mondo vogliamo, che mondo siamo e quale parte di noi scegliamo di salvare insieme ad esso.

