Così va di nuovo il mondo

Così va di nuovo il mondo

C’erano una volta l’ordine mondiale, il diritto internazionale, la diplomazia. Oggi restano il caos, la repressione e il silenzio. Dall’America all’Iran, la storia torna a mostrarci i suoi segnali più inquietanti. C'era una volta l'America, c'era da duecentocinquant'anni con i suoi vizi e le sue virtù. Ci piaceva, in fondo l'abbiamo scoperta noi europei, ha il nostro imprinting: la Francia le ha donato persino la Statua della Libertà quando ha ottenuto l'Indipendenza, in nome dei comuni valori rivoluzionari. Gli americani hanno il sangue dei coloni inglesi e francesi, anche tanto italiano e irlandese dopo che vi si immigrava in massa per sfuggire alla fame del Vecchio Continente. Le persone di tutto il mondo hanno proiettato in questa landa sconfinata e selvaggia, divisa dopo il 1776 in 50 Stati, tutti i loro sogni: una terra promessa dove iniziare una nuova vita. Un Eldorado, persino, nell'epoca dei cercatori delle pepite d'oro nei suoi fiumi. Gli immigrati provenienti da…

M Monica Vaccaretti
Dal palco Italia, un comizio per Gaza

Dal palco Italia, un comizio per Gaza

Si contino i danni e si numerino le violenze: riflessioni sulle manifestazioni del 22 settembre 2025, la solidarietà al popolo palestinese e le contraddizioni politiche emerse in Italia.

G Giordano Cotichelli
Elisa e Charlie Kirk: due omicidi, due narrazioni a confronto

Elisa e Charlie Kirk: due omicidi, due narrazioni a confronto

Un film che racconta il delitto domestico e un omicidio politico negli USA: due vicende lontane ma unite dal modo in cui vengono narrate. Elisa e Charlie Kirk, tra cultura, propaganda e doppi standard. Due eventi non collegati fra loro – l’uscita del film Elisa di Leonardo Di Costanzo e l’assassinio del leader dell’estrema destra statunitense Charlie Kirk – offrono uno spunto per riflettere su come la narrazione dell’omicidio venga costruita e percepita nei contesti culturali e mediatici.

G Giordano Cotichelli
Un mese di Zirlo. E già ci siamo fatti sentire

Un mese di Zirlo. E già ci siamo fatti sentire

Trenta giorni, città semivuote e un dato chiaro: 1.074 persone ci hanno già scelto. Da settembre accendiamo il primo anno tra storie, video e podcast. Trenta giorni fa abbiamo acceso la miccia. Oggi possiamo dire che Zirlo non è rimasto un esperimento, ma è già diventato un piccolo spazio di rottura: un luogo in cui le notizie non sono solo da leggere ma da attraversare.

F Ferdinando Iacuaniello
Eutanasia di un centro sociale

Eutanasia di un centro sociale

Il Leoncavallo di Milano è stato sgomberato. Tra reazioni politiche, accuse di legalità “a corrente alternata” e il tema del diritto alla città, il caso riapre una discussione che dura da decenni.

G Giordano Cotichelli
La Palestina esiste. L’Italia invece…


La Palestina esiste. L’Italia invece…


Dalle dichiarazioni di Tajani al monito di Grossman, una riflessione sul valore politico del riconoscimento dello Stato di Palestina e le responsabilità morali e diplomatiche dell’Italia nella tragedia di Gaza. Alcuni giorni fa il Ministro degli esteri, Antonio Tajani, parlando in merito alla scelta da parte di molti paesi di riconoscere lo stato di Palestina, ha affermato che: Israele è Israele, la Palestina è la Palestina, ma il riconoscimento di una cosa che non esiste non ha alcun effetto politico, non serve a convincere Netanyahu a fermare la guerra. Serve a nostro giudizio, come dice il Papa, la diplomazia.

G Giordano Cotichelli
La solitudine dei numeri uno (e non solo)

La solitudine dei numeri uno (e non solo)

Alexander Zverev confessa la sua solitudine dopo Wimbledon, ma il suo non è un caso isolato. Giovani, anziani, celebrità: la solitudine è un’epidemia silenziosa che colpisce tutti, ovunque. In questo articolo esploriamo le sue radici, i rischi per la salute e le strategie per affrontarla, con dati, riflessioni e scenari internazionali. Mi sento molto solo, in campo e fuori, e senza motivazioni. Ed è una sensazione davvero molto pesante. Una solitudine profonda. Non mi sono mai sentito così vuoto prima d'ora. Mi manca la gioia in tutto quello che faccio. Non provo più gioia nemmeno quando vinco. Va al di là del tennis, è qualcosa che sento nella vita in generale. Così il tennista tedesco Alexander Zverev, numero tre nel ranking mondiale, nel corso della conferenza stampa dopo l'eliminazione al primo turno dal prestigioso torneo di Wimbledon, ha espresso tutto il suo malessere esistenziale, lanciando altresì un grido di allarme per la sua salute mentale.

M Monica Vaccaretti